L’alternanza produttiva rappresenta oggi una delle principali criticità dei corileti intensivi. La successione di annate “di carica” e “di scarica” determina infatti una forte variabilità delle rese, con ripercussioni dirette sulla redditività aziendale, sulla programmazione della raccolta e sulla continuità di approvvigionamento della filiera.
Negli ultimi anni il fenomeno si è ulteriormente accentuato a causa dell’andamento climatico: inverni miti, nebbie persistenti durante la fase di impollinazione, estati sempre più calde e piovosità irregolare rendono più difficile mantenere costante la capacità produttiva degli impianti.
Per questo motivo SATA ha avviato una prova sperimentale triennale finalizzata a verificare se differenti strategie nutrizionali, basate su biostimolanti fogliari, concimi speciali e fertirrigazione, potessero contribuire a ridurre l’alternanza e a migliorare contemporaneamente resa e qualità delle nocciole.
Il campo prova
La sperimentazione è stata realizzata presso l’azienda agricola S. Caterina, a Castello d’Annone (AT), in Piemonte, su un noccioleto di Tonda Gentile Trilobata impiantato nel 2018, con densità di 500 piante/ha e irrigato in subirrigazione.
La prova è stata impostata secondo uno schema a blocchi completamente randomizzati con quattro replicazioni. Ogni parcella comprendeva sei piante distribuite su una fila.
I trattamenti sono stati distribuiti in cinque momenti chiave del ciclo colturale.


Risultati
2023: primo anno favorevole, vantaggio netto delle tesi trattate
Il primo anno di prova si è svolto in condizioni climatiche relativamente favorevoli. In questo contesto tutte le strategie sperimentali hanno mostrato un vantaggio rispetto alla gestione aziendale.
Le tesi 1, 2 e 3 hanno evidenziato una migliore allegagione (grafico 1), con circa 2-3 frutti in più per ramo rispetto al testimone. La tesi 3 è risultata quella con il maggior numero medio di frutti, seguita da tesi 1 e 2, mentre la linea aziendale si è rivelata la peggiore.
Anche le rese sono risultate superiori per le tesi trattate rispetto alla linea aziendale (grafico 2).
Oltre alla quantità, sono migliorati anche i parametri qualitativi (grafico 3). Le tesi trattate hanno mostrato:
• maggiore resa allo sgusciato;
• minore incidenza di nocciole vuote;
• minore presenza di difetti.
Il risultato economico è stato coerente con questi dati: la PLV ha superato i 3.500 €/ha nelle tesi 1, 2 e 3, mentre il testimone si è fermato a circa 3.300 €/ha.



2024: annata di scarica, ma le strategie 1 e 2 mantengono la produzione
Nel secondo anno la prova ha incontrato condizioni meno favorevoli, con una riduzione generale della produzione. Nonostante ciò, le strategie più complete hanno mostrato una maggiore capacità di contenere il fenomeno di scarica
La tesi 1 ha mantenuto il numero più elevato di frutti per ramo, seguita dalla tesi 2, mentre la tesi 3 è risultata meno efficace (grafico 4).
Anche sul piano produttivo le differenze sono state evidenti: le tesi 1 e 2 hanno mantenuto una produzione superiore alla linea aziendale, mentre la tesi 3 ha accusato maggiormente l’annata sfavorevole (grafico 5).
Dal punto di vista qualitativo (grafico 6), il 2024 ha mostrato un andamento diverso rispetto all’anno precedente. La resa allo sgusciato delle tesi sperimentali è scesa di circa 1-2 punti rispetto alla linea aziendale, che si è attestata al 43%. Tuttavia la maggiore quantità raccolta ha consentito comunque alle tesi 1 e 2 di mantenere una PLV più elevata.
La tesi 1 ha raggiunto 3.113 €/ha e la tesi 2 circa 3.050 €/ha, contro 2.812 €/ha della gestione aziendale.



2025: produzione elevata ma qualità fortemente penalizzata
Il terzo anno è stato caratterizzato da un andamento climatico particolarmente difficile. Nebbie persistenti a fine inverno, elevata umidità durante l’impollinazione e piogge intense in primavera hanno favorito problemi di allegagione e un forte aumento dei difetti, in particolare fenomeni riconducibili al brown stain disorder.
In queste condizioni le strategie sperimentali hanno comunque dimostrato di saper sostenere la produzione.
Il numero di frutti per ramo è stato nettamente superiore nelle tesi trattate, con un massimo di frutti nella tesi 1 (grafico 7).
La tesi 1 ha, inoltre, ottenuto il risultato più elevato dell’intero triennio, seguita dalla tesi 3 e dalla tesi 2. La linea aziendale si è confermata la meno produttiva (grafico 8).
Tuttavia l’eccessivo carico produttivo, sommato alle condizioni climatiche sfavorevoli, ha inciso pesantemente sulla qualità. La resa allo sgusciato delle tesi 1, 2 e 3 è crollata tra il 30 e il 33%, contro il 41% della linea aziendale (grafico 9).
Parallelamente sono aumentati in modo drastico i difetti e la percentuale di frutti vuoti. La tesi 1, pur essendo la più produttiva, ha mostrato il livello più elevato di difettosità.
Questo significa che, in annate estreme, i biostimolanti riescono a sostenere il carico produttivo ma non sono sufficienti, da soli, a proteggere la qualità finale.



Tre anni di risultati: quale strategia riduce davvero l’alternanza?
Per valutare in modo oggettivo il comportamento delle diverse tesi è stato elaborato un indice sintetico finale che combina produttività media, stabilità delle rese e capacità di recupero dopo un anno di scarica (tabella 3).
La tesi 2 è risultata la più equilibrata, ottenendo il valore più elevato dell’indice. Questa strategia ha garantito una buona produzione media, oscillazioni contenute e una discreta tenuta qualitativa anche nelle annate più difficili.
La tesi 1 ha fornito le rese più elevate in assoluto e una forte capacità di recupero dopo l’anno di scarica, ma è risultata più vulnerabile sul piano qualitativo nelle stagioni climaticamente sfavorevoli.
La tesi 3 ha mostrato un comportamento più discontinuo: buoni risultati nel 2023 e nel 2025, ma una marcata flessione nel 2024.
La linea aziendale è risultata la meno efficace. Pur mantenendo una resa allo sgusciato relativamente più elevata nel 2025, ha mostrato la maggiore alternanza produttiva e le rese più basse del triennio.

Le indicazioni per il corileto
L’esperienza triennale conferma che una nutrizione più mirata e l’impiego di biostimolanti possono contribuire concretamente a ridurre l’alternanza produttiva del nocciolo.
Le strategie più efficaci sono state quelle in grado di sostenere la pianta nei momenti chiave del ciclo, in particolare tra allegagione e accrescimento del frutto. Gli effetti positivi sono risultati evidenti soprattutto sulla continuità della produzione e sulla capacità di recupero dopo un’annata negativa.
Rimane però evidente che, in presenza di condizioni climatiche estreme, il solo impiego di biostimolanti non basta.
Per limitare realmente l’alternanza sarà necessario integrare queste strategie con:
• gestione irrigua di precisione;
• miglioramento della struttura del suolo;
• contenimento dei carichi eccessivi;
• scelta di varietà e portinnesti più resilienti;
• interventi specifici per ridurre i difetti legati alle annate umide.
In conclusione, il lavoro dimostra che esistono margini concreti per gestire corileti in modo più stabile e produttivo . Tra le soluzioni testate, le strategie 1 e 2 si sono dimostrate le più promettenti: la prima per massimizzare la produzione, la seconda per garantire il miglior equilibrio tra resa, qualità e riduzione dell’alternanza.
Autori: Alessandro Costanzo, Roberto Abbondanza, Ivano Ramon, Tommaso Lorenzetti – SATA srl
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Pubblicato 08-05-2026





