Danni sul nocciolo causati dal ghiro (Glis glis) sono da tempo segnalati in diverse aree corilicole nazionali dalla Sicilia al Piemonte. Il problema è importante nei noccioleti adiacenti a superfici boscate che rappresentano l’habitat naturale di questi roditori da cui escono di notte per razziare le nocciole.
Il ghiro è una specie arboricola, abbondante in tutte le aree forestali di una certa estensione, e colonizza principalmente i boschi misti di faggio, quercia, carpino, castano e altre latifoglie della fascia collinare e montana.
In annate caratterizzate da una buona produzione di semi forestali (annate di pasciona del faggio o del ciliegio selvatico), i danni causati sui noccioleti sono generalmente contenuti, perché la disponibilità di cibo alternativo consente al ghiro di alimentarsi all’interno degli habitat naturali. Al contrario, nelle annate caratterizzate da una scarsa produzione forestale, i noccioleti rappresentano una risorsa alimentare particolarmente appetibile, che attira molti individui. Inoltre questa specie non ha predatori naturali per cui le popolazioni possono raggiungere notevoli dimensioni. In tali condizioni, il ghiro può produrre danni rilevanti.
I danni
Negli ultimi decenni, i noccioleti si sono sempre di più diffusi, anche in aree considerate marginali dal punto di vista agricolo, in virtù della redditività economica della coltura. Questo processo è stato accompagnato da un progressivo incremento delle problematiche connesse ai danni da fauna selvatica in generale e del ghiro in particolare.

Basti pensare infatti che nel 2005, nella sola Provincia di Cuneo, gli indennizzi corrisposti ai produttori per i danni arrecati dal ghiro risultavano pari a circa trenta volte l’importo complessivamente liquidato nel 1998. Nel 2022, anno del picco massimo, i rimborsi erogati alle aziende cuneesi colpite hanno raggiunto 487.000 euro. I danni maggiori sono stati finora registrati in alcuni Ambiti Territoriali di Caccia come: ATC CN 1 “Pianura Cuneese”, ATC CN4 “Alba-Dogliani” e nell’ATC CN5 “Cortemilia”.
Il Piano di controllo della Provincia
Per la legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, il ghiro è una specie protetta e pertanto non cacciabile.
Tuttavia la stessa legge prevede che le Regioni – o le Province delegate – possano attuare piani di controllo delle specie di fauna selvatica, anche protette, per la tutela delle produzioni agro forestali, del patrimonio zootecnico e per altre motivate esigenze di interesse pubblico.
Di conseguenza la Provincia di Cuneo, con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 32 del 15/04/2026, ha approvato il “Piano di controllo del ghiro (Glis glis)”, ai sensi dell’art. 19 della Legge n. 157/1992. Questo è stato redatto alla luce delle esperienze maturate nell’ambito di analoghi piani realizzati dalla Provincia negli anni precedenti e ha ottenuto il parere favorevole dall’ISPRA.
Il Piano ha validità quinquennale (2026-2030) e si applica nei territori ricadenti nell’ATC CN1 “Pianura Cuneese”, ATC CN4 Alba Dogliani e ATC CN5 Cortemilia, aree considerate maggiormente vocate per la coltivazione della nocciola “Tonda Gentile Trilobata” e storicamente più colpite.
Quali misure prevede il Piano di controllo?
Gli interventi seguiranno un approccio graduale e avranno la priorità i metodi preventivi tra cui:
- Fasce di rispetto tra bosco e noccioleto, prive di alberi, lungo tutto il perimetro del corileto con l’obiettivo di interrompere i collegamenti aerei tra bosco e coltivazione. Le fronde degli alberi circostanti costituiscono infatti le vie di accesso preferenziali del ghiro, che è una specie molto mobile. La distanza minima tra le chiome degli alberi e i noccioli deve essere di 2,5–3 metri in condizioni normali. Su versanti ripidi, con boschi sopraelevati rispetto al noccioleto, la distanza consigliata sale a 4–5 metri.
- Barriere aeree che consistono in reti sospese su pali, posizionate lungo i percorsi del ghiro. Possono essere collocate sui perimetri esterni del noccioleto, per impedire l’accesso alla coltivazione, o all’interno del noccioleto, tra le file di piante, per limitare la progressione all’interno della coltura.

Nel caso di inefficacia dei metodi ecologici si passa al contenimento numerico selettivo da realizzarsi nel periodo compreso tra il 15 maggio e il 15 settembre con catture tramite gabbie con chiusura a scatto e cassette nido. Le gabbie metalliche sono fornite dalla Provincia mentre le cassette nido in legno sono autocostruite dagli agricoltori autorizzati.
Le attività sono svolte dai proprietari o conduttori dei fondi sotto il coordinamento del Corpo di Polizia Locale – Nucleo Faunistico Ambientale.
Le trappole devono essere posizionate correttamente, ispezionate di frequente e attivate con esche che devono essere sostituite all’occorrenza pertanto è di fondamentale importanza anche la formazione degli operatori.
Fonte: provincia.cuneo.it
Pubblicato: 30-04-2026





