Lo sviluppo della corilicoltura cilena nell’ultimo decennio ha veramente dell’incredibile e ha portato quel paese a diventare quest’anno il secondo produttore mondiale di nocciole dopo la Turchia, scalzando l’Italia che lo era da molti anni.
I numeri della corilicoltura cilena
Secondo l’Ufficio Studi e Politiche Agricole del Ministero Agricoltura del Cile (ODEPA) la superficie coltivata a nocciolo è aumentata del 467% tra il 2014 e il 2025, passando da 8.686 a 49.263 ettari. La Regione del Maule guida con 21.857 ettari, seguita da La Araucanía con 9.768 e Ñuble con 8.850, creando un polo produttivo concentrato dal centro-sud al sud del paese. La crescita è stata guidata dalla domanda internazionale, in particolare dall’industria dolciaria.
L’Italia continua a essere la destinazione principale delle esportazioni con circa il 47% del valore esportato nel 2025, anche se a gennaio 2026 sono emersi nuovi mercati come Francia e Cina, che potrebbero indicare un processo di diversificazione.
Il valore delle esportazioni di nocciole è passato da 73 milioni di dollari USA nel 2018 a 505 milioni nel 2025, equivalente a una crescita vicina al 590%. Solo tra il 2024 e il 2025, il valore esportato è passato da 49 milioni di dollari USA a 182 milioni di dollari FOB (franco a bordo), mentre gennaio 2026 ha registrato 51 milioni di dollari USA rispetto ai 6 milioni dello stesso mese dell’anno precedente, con un aumento annuo del 750%. Nei dettagli della stagione commerciale tra marzo e ottobre 2025, le nocciole in guscio hanno totalizzato 14,5 mila tonnellate per un totale di 62 milioni di dollari, il che implica un volume e un valore sette volte superiore rispetto al 2024. Nel frattempo, le nocciole sgusciate hanno raggiunto 36,5 mila tonnellate per 366 milioni di dollari, 2,6 volte di più in volume e 2,4 volte di più in valore rispetto al periodo precedente.
Non cedere a facili entusiasmi
Questo boom è arrivato in un momento critico per la frutticoltura cilena a causa della crisi del ciliegio che da due anni ha visto ridurre notevolmente la sua redditività. Così è forte la tentazione da parte di alcuni produttori cileni di convertirsi al nocciolo.
Vari leader del settore valutano con attenzione l’alternativa rappresentata dalla corilicoltura. La transizione potrebbe essere incentivata anche dal fatto che il nocciolo richiede meno mano d’opera rispetto ad altri fruttiferi ed è altamente meccanizzabile.
Non è però cosi facile come potrebbe sembrare a prima vista. E’ vero che i prezzi delle nocciole sono in aumento e che la richiesta da parte dell’industria dolciaria mondiale è destinata a mantenersi alta, ma non bisogna dimenticare che anche i costi di riconversione sono sostenuti. Inoltre, vista la lentezza di entrata in produzione dei noccioleti, i tempi di rientro dei capitali sono parecchio lunghi. In sintesi l’alternativa del nocciolo deve essere ponderata attentamente.
Fonte emol.com
Pubblicato 13-03-2026





