Una buona fioritura del nocciolo, non ostacolata dal cattivo tempo, rappresenta la necessaria premessa per un buon raccolto. Ne sono ben consapevoli i corilicoltori che seguono non senza apprensione la complessa biologia fiorale della loro coltura, particolarmente delicata e vulnerabile a causa dei tanti fattori avversi di vario tipo che possono ostacolarla nel lungo periodo di tempo prima di giungere alla fecondazione.
In questi giorni la fioritura si è ormai completata in tutte le aree corilicole nazionali ed è giunto il tempo dei primi bilanci. Il percorso per arrivare al raccolto è ancora lungo, ma nella filiera c’è la curiosità di sapere come è andata. Dopo diverse annate di scarso raccolto, è più che mai viva la speranza che il 2026 possa rappresentare l’anno della svolta tanto attesa. L’attenzione è concentrata non solo sulla quantità di organi riproduttivi presenti sulle piante, ma anche sull’andamento del clima più o meno favorevole all’impollinazione.
Come è nostra tradizione, anche quest’anno, abbiamo voluto intervistare su questo argomento alcuni tecnici corilicoli attivi nelle aree produttive più significative. In particolare per la Campania abbiamo intervistato Francesco Napolitano, responsabile tecnico dell’OP Cerere, per il Lazio Giacomo Santinelli e Benedetto Valentini dell’Ufficio agronomico Assofrutti, e per il Piemonte Lorenzo Brigante e Maria Corte della Fondazione Agrion.
Negli areali produttivi da voi seguiti la quantità di fiori femminili e di polline osservati nei noccioleti è stata soddisfacente?
Per quanto riguarda l’areale della Campania, in particolare le zone vocate alla corilicoltura delle province di Avellino, Salerno, Napoli e Caserta, le osservazioni in campo indicano che la quantità di fiori femminili e la presenza di polline nei noccioleti sono state generalmente soddisfacenti. Si è registrata, infatti, una buona emissione di glomeruli femminili, con carica fiorale nella media o leggermente superiore nei comprensori più vocati (Irpinia e Casertano) e una produzione discreta di amenti su tutte le varietà.
Nel Lazio la fioritura 2026 è stata, sotto il profilo quantitativo, molto positiva. Abbiamo osservato un’elevata presenza di fiori femminili nelle varietà principali e una buona produzione di amenti negli impollinatori. Le piante si sono presentate strutturalmente ben predisposte alla fase riproduttiva.
Il numero di organi riproduttivi però rappresenta solo la premessa. In una specie anemofila come il nocciolo, l’efficacia reale dipende dalla dinamica dell’impollinazione e dalle condizioni ambientali che accompagnano l’emissione del polline.

Foto Giacomo Santinelli (Assofrutti)
In Piemonte la quantità di fiori femminili è risultata complessivamente soddisfacente, con una buona uniformità di emissione nella maggior parte degli impianti. Anche la presenza di polline è stata adeguata anche se giornate piovose e coperte hanno ostacolato e a volte dilavato il polline.
In alcune situazioni puntuali si sono registrate leggere disomogeneità, legate soprattutto a fattori microclimatici o a stress della stagione precedente, ma nel complesso il potenziale produttivo appare ben impostato e siamo fiduciosi per la stagione agraria imminente.
Come è andato il clima? L’impollinazione è stata ostacolata da condizioni avverse?
Le temperature rilevate dalle stazioni meteorologiche della Campania si sono mantenute complessivamente nella media stagionale, con sporadici episodi caratterizzati da valori inferiori allo zero.
L’andamento climatico mite registrato negli ultimi mesi è stato accompagnato da livelli elevati di umidità relativa e da periodi di precipitazioni di durata significativa. Tali condizioni hanno suscitato diffuse preoccupazioni tra i corilicoltori campani i quali temono che l’eccessiva umidità possa aver influito negativamente sul processo di impollinazione, compromettendone la corretta riuscita.
Nel Lazio Il periodo di fioritura è stato caratterizzato per molti giorni da precipitazioni abbondanti, umidità atmosferica elevate e ventilazione variabile tra aree.
L’impollinazione del nocciolo è strettamente legata alla movimentazione dell’aria. In diverse zone abbiamo registrato periodi con scarsa ventilazione, alternati a brevi finestre con venti più sostenuti. L’insistenza della pioggia può aver determinato fenomeni di dilavamento del polline, in particolare su Tonda Gentile Romana con fioritura maschile più tardiva.
Non possiamo parlare di compromissione, ma certamente di una fioritura messa a dura prova. In una coltura anemofila, il microclima incide in modo determinante sull’efficienza dell’impollinazione.
L’andamento climatico in Piemonte fino alla settimana natalizia ha destato una certa preoccupazione, a causa di un significativo aumento delle temperature, anomalo per il periodo invernale, che ha determinato una rapida accelerazione della fenologia del nocciolo. A partire dall’ultima settimana del 2025, il quadro termico ha subito un’inversione di tendenza, con un marcato calo delle temperature e valori più in linea con le medie stagionali. Tale fase si è protratta per diverse settimane, contribuendo a rallentare il processo fenologico e a favorire uno sviluppo della fioritura più equilibrato.
Attualmente non si rilevano particolari criticità, fatta eccezione per le giornate caratterizzate da nebbia, precipitazioni intermittenti e scarsa ventilazione, registrate nell’ultimo periodo, che hanno limitato il movimento del polline.
È stato soddisfatto il fabbisogno in freddo richiesto per una corretta fioritura? C’è stata sufficiente coincidenza tra fioritura maschile e femminile?
Il nocciolo presenta un elevato fabbisogno in freddo ai fini della corretta induzione e riuscita della fioritura con un intervallo compreso tra circa 700 ore (per le varietà a fioritura precoce) e oltre 1.000 ore (per le varietà tardive) di esposizione a temperature inferiori a +7,2 °C durante il periodo di riposo vegetativo invernale.
Analogamente a quanto riscontrato negli ultimi quattro-cinque anni, anche nella presente stagione, nei principali areali corilicoli della Campania, il raggiungimento della soglia minima di 700 ore di freddo è avvenuto con notevole difficoltà. Tale insufficiente accumulo di freddo, imputabile alle temperature insolitamente miti registrate tra novembre e gennaio, rischia di compromettere il regolare sviluppo delle gemme femminili, incidendo negativamente sulla loro fertilità e, conseguentemente, sul potenziale produttivo. Le precipitazioni persistenti hanno favorito e anticipato l’allungamento degli amenti nelle cultivar precoci, determinandone una maturazione accelerata e una conseguente cascola anticipata.
Fortunatamente, gli areali corilicoli della Campania, in particolare quelli ubicati in aree collinari, sono per lo più costituiti da impianti misti; tale configurazione garantisce, nella maggior parte dei casi, un’adeguata copertura dell’impollinazione. Resta tuttavia l’auspicio che gli amenti delle cultivar tardive siano risultati sufficienti a soddisfare il fabbisogno di polline delle cultivar compatibili presenti.

Dalle analisi dei dati delle stazioni meteo presenti negli areali del Lazio, l’accumulo di freddo invernale risulta adeguato per le principali varietà coltivate. L’elaborazione con modello Utah evidenzia un accumulo regolare e progressivo delle Chill Units. Già nella prima metà di dicembre erano state superate le soglie fisiologiche compatibili con l’avvio della ricettività femminile della Tonda Gentile Romana, mentre a inizio gennaio i valori risultavano coerenti con la piena espressione della fioritura maschile del Nocchione.
In un rilievo del 10 gennaio, abbiamo osservato una perfetta sincronizzazione tra Tonda Gentile Romana e Nocchione. Tonda Gentile Romana ha mostrato fiori femminili recettivi in fase di proteroginia, mentre Nocchione presentava amenti maschili in piena emissione di polline, espressione di proterandria. Questa sovrapposizione temporale rappresenta la condizione fisiologica necessaria per un’impollinazione efficace. I dati climatici confermano quanto osservato in campo: non si sono verificati sfasamenti imputabili a deficit di freddo, ma una dinamica varietale coerente con le rispettive soglie fisiologiche.
La progettazione varietale dell’impianto si conferma comunque un elemento strategico, soprattutto nelle aree meno vocate.
In Piemonte il monitoraggio costante delle ore di freddo accumulate nel corso dell’inverno consente di affermare che il fabbisogno in freddo del nocciolo può ritenersi, nel complesso, pienamente soddisfatto nella maggior parte degli areali oggetto di osservazione. I valori registrati risultano infatti adeguati a garantire una corretta differenziazione delle gemme a fiore e a sostenere una fioritura regolare e ben distribuita nel tempo.
Unicamente nelle aree caratterizzate da condizioni climatiche più miti si è rilevato un lieve anticipo fenologico e, in alcuni casi, una fioritura meno omogenea; tuttavia, tali dinamiche non hanno evidenziato ripercussioni significative sulla qualità dell’emissione fiorale. Nel complesso, il quadro invernale può quindi considerarsi favorevole, avendo creato presupposti adeguati per un avvio equilibrato della nuova stagione vegetativa.
Fatta eccezione per alcune aree del Piemonte in cui si è registrato un marcato anticipo della fioritura femminile della cultivar Tonda Gentile Trilobata, con conseguente non perfetta sovrapposizione con le varietà impollinatrici, negli altri areali monitorati la coincidenza tra emissione del polline e recettività dei fiori femminili è stata rispettata. Tale allineamento fenologico ha consentito, al netto delle eventuali variabili climatiche contingenti, una contemporanea apertura dei fiori femminili e dispersione del polline, condizione fondamentale per favorire un’efficace fecondazione.
Questo aspetto riveste particolare importanza e merita un’attenta valutazione, considerando che nelle ultime annate — indicativamente a partire dal 2021 — la sincronizzazione tra cultivar principali e impollinatori non è sempre risultata pienamente soddisfacente, con conseguenti ripercussioni produttive.
Si sono verificati danni da avversità parassitarie sugli organi fiorali?
In Campania non si sono registrati particolari danni da avversità parassitarie a carico degli organi fiorali. Occorre però segnalare che in quest’ultimo periodo si è verificata una forte incidenza di mal dello stacco verosimilmente da imputare all’alta piovosità dell’inverno. I danni sono pesanti non solo su noccioleti vecchi e deperienti, ma anche su piante vigorose e produttive.
Nel Lazio sono state segnalate alcune cascole di amenti, ma in casi limitati e non generalizzati. In alcuni appezzamenti si sono osservati amenti con sviluppo incompleto o chiazze necrotiche, compatibili con possibili attacchi invernali di gleosporiosi. Tuttavia, il fenomeno è rimasto circoscritto e non ha assunto carattere di diffusione preoccupante.
Nel complesso in Piemonte non sono emerse criticità di rilievo a carico degli organi fiorali attribuibili ad avversità parassitarie. Nel periodo della fioritura, il quadro fitosanitario si è mantenuto sostanzialmente equilibrato nella maggior parte degli areali osservati. L’unico aspetto da segnalare è riferito alle gemme gallate derivanti dall’acaro eriofide che in alcuni areali produce un netto calo produttivo.
Per migliorare la fecondazione in alcuni Paesi si ricorre all’impollinazione artificiale. Avete affrontato questo tema?
L’impollinazione artificiale del nocciolo rappresenta, allo stato attuale, una tecnica ancora in fase iniziale di sviluppo; in Campania, infatti, non risultano finora sperimentazioni strutturate e su larga scala. Ciononostante, l’argomento suscita un interesse crescente, soprattutto alla luce degli andamenti climatici sempre più irregolari (inverni miti o improvvisi sbalzi termici in grado di alterare la sincronizzazione della fioritura), della possibile limitata disponibilità di polline e, non da ultimo, della necessità di garantire una maggiore stabilità produttiva nelle annate particolarmente critiche.
In tale prospettiva, la nostra OP Cerere non esclude l’avvio, in futuro, di prove sperimentali in collaborazione con centri di ricerca e organismi tecnici regionali, al fine di valutare le potenzialità di questa pratica quale strumento di miglioramento della produttività degli impianti.
Negli areali corilicoli del Lazio la presenza di impollinatori è generalmente buona, anche grazie alla componente selvatica precoce e tardiva, che contribuisce alla copertura temporale dell’emissione pollinica.

Genotipi spontanei con differente epoca di apertura degli amenti maschili: tardivi, intermedi e precoci. – Foto Giacomo Santinelli (Assofrutti)
Riteniamo tuttavia che il tema dell’impollinazione artificiale meriti attenzione, soprattutto in contesti caratterizzati da scarsa ventilazione o distribuzione varietale non ottimale. Per questo abbiamo avviato un’indagine preliminare e alcune prove su strumenti di cattura del polline, con l’obiettivo di monitorare la reale dispersione pollinica in campo. Prima di ipotizzare interventi correttivi, è necessario misurare e comprendere le dinamiche effettive dell’impollinazione.
In parallelo in alcune aziende laziali sono stati avviati protocolli nutrizionali mirati, applicati in specifiche finestre temporali, con l’obiettivo di sostenere la qualità del polline e la vitalità degli organi riproduttivi. L’intervento non sostituisce le condizioni climatiche favorevoli, ma può contribuire a migliorare la funzionalità fisiologica del processo di fecondazione.
In Piemonte la sperimentazione dell’impollinazione artificiale è stata una delle attività principali delle ultime settimane per i tecnici di Agrion. Sono stati effettuati diversi test di protocolli, modalità e attrezzature differenti al fine di osservarne gli effetti e capirne le funzionalità e soprattutto la sostenibilità in azienda. Lo scopo della sperimentazione è quello di individuare il protocollo migliore perchè la corilicoltura e soprattutto le imprese agricole hanno bisogno di risposte e di innovazione per riportare la coltura all’apice produttivo. C’è ovviamente consapevolezza che l’impollinazione non rappresenta l’unico problema della coltura ma è fondamentale ottimizzare questo processo delicato che rappresenta la base per una buona produzione.


A tal proposito un sentito ringraziamento va alle aziende agricole che si sono rese disponibili per questa attività, non solo aprendo le porte alla ricerca applicata ma anche collaborando al processo di distribuzione e all’organizzazione delle attività. La ricerca non deve rimanere chiusa in se stessa ma occorre che accompagni quotidianamente le aziende agricole nelle scelte tecniche e strategiche.

Da ultimo una domanda sulla fiducia dei produttori nei confronti di questa coltura dopo diversi anni di raccolti problematici. Continua l’espansione del nocciolo con la messa a dimora di nuovi impianti?
Il quadro attuale evidenzia per la Campania come l’espansione della corilicoltura prosegua, seppur con ritmi più moderati rispetto al passato: si registrano nuovi impianti, ma con un approccio più selettivo e ponderato. A seguito di diverse campagne caratterizzate da rese disomogenee, criticità fitosanitarie e andamento climatico irregolare, i produttori manifestano oggi un atteggiamento più prudente, orientato alla sostenibilità tecnica ed economica degli investimenti.
Non si rileva un significativo fenomeno di abbandono della coltura se non nelle zone interne maggiormente disagiate e non idonee alla meccanizzazione; al contrario, il nocciolo continua a rappresentare una specie strategica per numerose aziende campane, costituendo anche un ambito di investimento privilegiato per molti giovani imprenditori agricoli.
Più che di una fase di espansione di natura speculativa, si può dunque parlare di un processo di consolidamento e razionalizzazione del comparto. In tale contesto, si osserva una crescente determinazione nel rinnovamento degli impianti, attraverso la sostituzione delle cultivar meno performanti con varietà più efficienti sotto il profilo produttivo e gestionale.
Anche nel Lazio le ultime stagioni sono state complesse e il territorio sta mostrando una dinamica differenziata. Da una parte si osservano terreni abbandonati o trascurati, a causa della ridotta redditività registrata negli ultimi anni e per il minor ricambio generazionale strettamente correlato. Dall’altra emerge una componente di imprenditori che scelgono di specializzarsi e investire, puntando su tecnica, gestione precisa e assistenza agronomica qualificata.
Si sta consolidando la consapevolezza che, la gestione agronomica deve essere sempre più puntuale, la lettura dei dati climatici è strategica, la stabilità produttiva dipende dall’integrazione tra genetica, impianto e microclima.
Il nocciolo oggi non è una coltura da gestire in modo generico ma richiede competenza tecnica continua e capacità di interpretazione del territorio.
È scontato che dopo annate difficili come quelle passate, anche in Piemonte l’atteggiamento delle aziende corilicole sia più prudente, tuttavia il rinnovo degli impianti è presente e l’interesse verso il nocciolo è molto elevato soprattutto nelle zone vocate o comunque dove le condizioni pedoclimatiche sono ottimali per la coltura.
I nuovi impianti devono essere realizzati nel modo più tecnico e mirato possibile ponendo attenzione agli impollinatori da inserire, al mantenimento della fertilità del suolo e alla corretta gestione agronomica durante i primi anni. Questo approccio più consapevole rappresenta, a nostro avviso, un segnale di fiducia più solida e strutturata nei confronti della coltura.
La fondazione Agrion è ovviamente a disposizione per ogni richiesta tecnico – scientifica da parte delle imprese agricole e dei tecnici del territorio.
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Pubblicato 05-03-2026





