Nocciole d’Avella, raccolta amara

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Giovanni D’Avanzo è il presidente dell’Associazione di filiera Terrae Abellanae, la sua è una famiglia dedita alla corilicoltura e come produttore di nocciole, oltre che noto vivaista corilicolo, ha creduto e lavorato per la definizione del marchio territoriale “Nocciola di Avella De.C.O”. In questo confronto con NocciolaRe, D’Avanzo fa il punto sulla situazione in questo lembo della Bassa Irpinia, dove la raccolta delle nocciole è iniziata da poco.

Presidente, quali sono i primi riscontri?

Purtroppo è il terzo anno consecutivo che va male, male, male. E il 2023 è peggio degli altri anni: non riusciamo a debellare cimice asiatica e oidio turco (clicca qui per approfondire) con nessun tipo di intervento e questo si riflette sulla produttività degli impianti. C’è uno studio col CNR in corso, confidiamo che si possano trovare soluzioni a stretto giro.

Ma lo scenario è davvero così cupo?

Faccia lei i conti, abbiamo una produzione sui 6/8 quintali ad ettaro. Ci sono corileti dove non vale nemmeno la pena raccogliere. I problemi di quantità sono evidenti.

nocciola d'avella raccolta

Il clima ha inciso? E’ così in tutta la Campania?

Sì, il caldo di luglio non ha aiutato: temperature di 40°C, con punte fino a 45°C, hanno causato una cascola importante: un 30% di danno lo ha causato. La produzione è sotto stress in provincia di Avellino. L’Agro Nolano sta dando problemi; mentre in provincia di Caserta, dove inizieremo a breve le raccolte, va meglio.

Prezzi, che premesse ci sono?

Non capisco perché devono ancora uscire, è davvero una cosa strana. La speranza è di avere buone quotazioni naturalmente, vista la scarsità di prodotto. C’è però l’incognita del cimiciato, che può far abbassare i prezzi. Nei miei corileti nel Casertano, dove non registriamo particolari problemi, stimiamo una resa tra 47 e 48%.

Il quadro è complicato e la produzione non può essere lasciata sola. Cosa chiedete alle istituzioni?

Più di una volta abbiamo chiesto alla Regione lo stato di calamità. Ma a mio avviso la cosa più strategica è andare avanti con studi e ricerche per avere soluzioni con cui combattere le avversità che colpiscono il nocciolo. E poi servirebbe un po’ di elasticità: la corlicoltura richiede investimenti a lungo termine, con i tassi di interesse saliti alle stelle si potrebbe pensare a qualche intervento per alleggerire i mutui. Anche perché i costi di gestione, pensiamo solo al gasolio agricolo, sono aumentati notevolmente.

Sul fronte varietale quali nocciole vengono maggiormente coltivate nel comprensorio di Avella?

La varietà predominante è la Mortarella, poi sono diffuse anche la San Giovanni e la Camponica; ma abbiamo anche diverse varietà autoctone ancora in produzione. Come Terrae Abellanae puntiamo su Mortarella e Camponica, cerchiamo di sensibilizzare i produttori affinché concentrino gli investimenti su queste due varietà perché sono nocciole più resistenti, capaci di esprimere un’ottima qualità nel nostro areale. La Mortarella è spettacolare a livello organolettico per realizzare creme spalmabili e per essere usata in ambito dolciario; la Camponica è interessante sia cruda che tostata, ha un frutto esteticamente molto bello e grande.

Nocciola di Avella DeCo, a che punto siamo?

Abbiamo in programma una riunione della Commissione comunale dove definiremo la data del lancio ufficiale del marchio; ci sono gli ultimi dettagli burocratici da sistemare: lavoriamo da anni a questo marchio con la speranza di valorizzare tutto il nostro territorio.

Copyright: NocciolaRe
Pubblicato: 04-09-2023

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