Nocciolo: nutrizione mirata per ridurre l’alternanza produttiva

Tre anni di prove SCAM in collaborazione con SATA per valutare quanto una gestione nutrizionale più mirata possa contribuire a rendere più stabile la produzione.

L’alternanza tra annate di alta produzione e annate di “scarica” è una delle principali criticità del noccioleto moderno. Un fenomeno che può incidere significativamente sulla redditività dell’impianto e che, soprattutto in un contesto caratterizzato da maggiore variabilità climatica, richiede strategie agronomiche sempre più mirate.

Ma quanto può incidere la nutrizione nel contenere queste oscillazioni produttive?

Per rispondere a questa domanda, SCAM, in collaborazione con il Centro di Saggio SATA, ha realizzato una prova di campo triennale, dal 2023 al 2025, su nocciolo Tonda Gentile Trilobata. L’obiettivo era confrontare differenti strategie nutrizionali, basate sull’impiego di biostimolanti, concimi speciali e fertirrigazione, mantenendo per tutte le tesi la stessa concimazione di fondo con concimi organo-minerali granulari.

La nutrizione come leva per la stabilità produttiva

Nel noccioleto la gestione della fertilizzazione non può essere standardizzata, ma deve tenere conto delle caratteristiche del terreno, dell’età delle piante, dello stato vegetativo e delle diverse esigenze nutrizionali che si manifestano durante il ciclo colturale.

Anche la scelta dell’epoca di distribuzione e del rapporto tra gli elementi nutritivi assume quindi un ruolo importante.

Nei primi anni di impianto può essere sufficiente un intervento azotato primaverile. Quando il noccioleto entra invece nella fase di piena produzione, diventa importante articolare la nutrizione tra autunno e primavera, modulando il rapporto NPK in funzione della fase fisiologica della pianta.

In primavera, il rapporto indicato è 2-1-3, mentre in autunno aumenta l’importanza di fosforo e potassio, con un rapporto 1-2-3 e una minore incidenza dell’azoto.

Una strategia particolarmente interessante in un quadro climatico sempre più caratterizzato da stress abiotici è rappresentata dalla fertilizzazione frazionata organo-minerale, associata a una matrice altamente umificata. Un approccio che punta non solo a sostenere la produttività della coltura, ma anche a contribuire al mantenimento della fertilità del terreno nel tempo.

Tre anni di prova, cinque momenti chiave

La sperimentazione è stata impostata secondo uno schema a blocchi completamente randomizzati, con quattro replicazioni. Ogni parcella comprendeva sei piante distribuite lungo una fila.

Tabella 1 – Obiettivi dei trattamenti

Gli interventi sono stati concentrati in cinque momenti chiave del ciclo colturale, individuati in funzione degli obiettivi agronomici:

  • Terza foglia: stimolare la ripresa vegetativa;
  • Allegagione: supportare la fruttificazione;
  • Accrescimento della mandorla: migliorare la qualità;
  • 20 giorni dopo il terzo intervento: proseguire il programma nutrizionale;
  • Post-raccolta: favorire il ripristino delle riserve nutritive in vista dell’inverno.

Il protocollo ha previsto applicazioni radicali, fogliari e per fertirrigazione. Un elemento comune alle tesi, fatta eccezione per quella aziendale, è stata la somministrazione frazionata di fertilizzanti organo-minerali SCAM con matrice altamente umificata, capaci di apportare circa 3 kg di acidi umici per quintale di fertilizzante.

Per la concimazione primaverile è stato utilizzato Vignafrut MB, concime NPK 2-1-3, mentre per gli interventi autunnali è stato impiegato Belfrutto MB, con rapporto NPK 1-2-3. La tesi aziendale prevedeva invece esclusivamente la concimazione primaverile.

La tesi 1 prevedeva un programma fogliare e di fertirrigazione con specialità SCAM, mentre le altre tre tesi adottavano concimi e strategie di altre aziende del settore.

Le piante di Tonda Gentile Trilobata appartenevano a un impianto realizzato nel 2018, con una densità di 500 piante/ha. Nel corso della prova sono stati monitorati diversi parametri, tra cui qualità dell’allegagione, produzione, resa produttiva, resa allo sgusciato e presenza di difetti nelle nocciole.

2023: più frutti e maggiore resa

Il primo anno di prova, caratterizzato da condizioni favorevoli, ha evidenziato differenze interessanti tra le strategie nutrizionali.

Le tesi testate hanno mostrato una migliore allegagione, con 2-3 frutti in più per ramo rispetto alla gestione aziendale. A questo risultato si sono aggiunte una maggiore resa e una più elevata Produzione Lorda Vendibile (PLV).

Anche alcuni parametri qualitativi hanno mostrato un andamento positivo, con una maggiore resa allo sgusciato e una minore presenza di nocciole vuote e difettose.

2024: nelle annate di scarica conta la capacità di tenuta

Il secondo anno ha rappresentato un passaggio particolarmente significativo per valutare la capacità delle diverse strategie di contenere l’alternanza produttiva.

In condizioni meno favorevoli, le strategie 1 e 2 hanno evidenziato una maggiore capacità di contenere la riduzione della produzione. La PLV ha raggiunto rispettivamente 3.113 e 3.051 €/ha, contro i 2.812 €/ha della gestione aziendale.

Il dato mette in evidenza un aspetto centrale della sperimentazione: la nutrizione non deve essere valutata soltanto in funzione della massimizzazione della produzione nelle annate favorevoli, ma anche della capacità di sostenere la coltura negli anni meno produttivi.

2025: produzione sostenuta, ma la qualità resta decisiva

Il terzo anno di prova è stato caratterizzato da condizioni climatiche particolarmente difficili.

Le strategie nutrizionali testate hanno comunque evidenziato una forte capacità di sostenere il carico produttivo. L’elevata produzione, tuttavia, associata alle condizioni climatiche sfavorevoli, ha avuto ripercussioni sulla qualità delle nocciole.

Un risultato che conferma come produttività e qualità debbano essere considerate insieme e come la gestione nutrizionale debba inserirsi in una strategia agronomica più ampia.

Tre anni di risultati: la PLV media premia la strategia SCAM

Considerando complessivamente il periodo 2023-2025, la PLV media annua è risultata pari a:

Assumendo la gestione aziendale come riferimento, pari a 100, le quattro strategie hanno raggiunto rispettivamente 141%, 125%, 118% e 100%.

Il risultato complessivo evidenzia quindi una differenza significativa tra le strategie nutrizionali adottate nel corso dei tre anni di sperimentazione.

Cosa emerge dalla prova?

I tre anni di osservazioni indicano che l’alternanza produttiva non può essere affrontata con un’unica soluzione. La nutrizione deve essere calibrata sulle diverse fasi del ciclo colturale e integrata con le altre pratiche agronomiche.

Tra le strategie messe a confronto, la tesi 1, basata sulla concimazione frazionata e sull’impiego di specialità SCAM, ha evidenziato il miglior equilibrio tra produttività, stabilità delle rese e qualità, raggiungendo anche i livelli produttivi più elevati.

Particolarmente interessante è il dato relativo alla presenza di nocciole vuote o difettate. Nella tesi concimata interamente con formulati SCAM, infatti, è stata osservata una minore presenza di questi difetti già a partire dal primo anno di prova. Il risultato suggerisce una possibile maggiore capacità del piano nutrizionale di sostenere la pianta anche in condizioni ambientali difficili.

La vera sfida? Stabilizzare la produzione

La prova triennale porta a una considerazione importante: l’obiettivo della nutrizione non è semplicemente produrre di più, ma contribuire a rendere la produzione più regolare e sostenibile nel tempo.

I risultati confermano il ruolo di una nutrizione mirata, in particolare nelle fasi di allegagione e di accrescimento del frutto. Allo stesso tempo, le annate climaticamente più estreme mostrano come i biostimolanti e la fertilizzazione debbano essere inseriti all’interno di una strategia integrata.

Irrigazione di precisione, gestione del suolo, controllo dei carichi produttivi e scelta di materiali vegetali più resilienti diventano così elementi complementari di un unico sistema di gestione.

Per il corileto moderno, la sfida non è quindi soltanto aumentare la produzione, ma costruire le condizioni perché la pianta possa mantenere nel tempo un buon equilibrio vegeto-produttivo, affrontando con maggiore capacità di risposta anche le annate più difficili.

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