Nocciolo, Vivai Nicola: “Servono varietà testate e impollinatori efficaci”

Nocciolo Vivai Nicola Nalù

Nel nocciolo, la scelta del materiale vivaistico è uno dei passaggi più delicati nella costruzione di un impianto produttivo. Non riguarda soltanto la varietà da mettere a dimora, ma coinvolge l’intera progettazione del noccioleto: areale, calendario di maturazione, adattabilità della cultivar, presenza e distribuzione degli impollinatori, qualità sanitaria delle piante e capacità del sistema di rispondere a condizioni climatiche sempre più variabili.


È su questo terreno che si concentra il lavoro di Vivai Nicola e per Marco Nicola, titolare dell’azienda, oggi il ruolo del vivaista non può essere ridotto alla sola fornitura di piante. Deve invece diventare sempre più un’attività di verifica, selezione e accompagnamento tecnico.


“Per scelta non faccio mai una divulgazione troppo convinta finché non testo personalmente un prodotto”, spiega Nicola. Una posizione che sintetizza bene l’approccio dell’azienda: osservare, provare in campo e solo successivamente proporre al mercato materiali e soluzioni con un sufficiente grado di affidabilità.

Nuovi impianti più prudenti

Il mercato vivaistico del nocciolo attraversa una fase diversa rispetto agli anni di maggiore espansione. L’interesse per la coltura resta presente, soprattutto negli areali corilicoli storici, ma la spinta verso nuovi impianti appare oggi più selettiva.


“Quest’anno abbiamo riscontrato un interesse per il nocciolo meno accentuato rispetto ad altri anni – osserva l’imprenditore – In Italia, regioni come Piemonte e Lazio hanno una tradizione corilicola consolidata e continuano comunque a fare ricambio. Tuttavia molti produttori sono amareggiati da annate di scarsa produzione e sui nuovi impianti si procede un po’ con il freno a mano tirato”.


Il tema, secondo il vivaista, non riguarda soltanto l’espansione delle superfici, ma anche il rinnovo degli impianti esistenti. In molti areali, infatti, la competitività futura della corilicoltura passerà dalla sostituzione di noccioleti vecchi o non più efficienti con impianti progettati secondo criteri più moderni.
“Servirebbero stimoli per accompagnare i produttori nel rinnovo: togliere impianti vecchi, realizzare impianti nuovi e affrontare le problematiche con un sostegno tecnico più forte”, sottolinea Nicola.

Sara e Marco Nicola a Macfrut 2026

La scelta varietale parte dall’areale

In questo scenario, la scelta varietale diventa un elemento centrale. Per Vivai Nicola non esiste una varietà valida in assoluto, ma materiali più o meno adatti in funzione dell’ambiente di coltivazione, della destinazione produttiva e del calendario di raccolta.
“In Piemonte non mi scosterei dalla Tonda Gentile e dalla Francescana, perché su queste varietà abbiamo prove e certezze – afferma Nicola – Se invece parliamo di altre zone d’Italia, la Tonda di Giffoni resta una delle varietà più adatte, perché è produttiva e si comporta bene in diversi contesti”.


Uno degli aspetti ritenuti più interessanti riguarda la precocità di maturazione. In Piemonte, infatti, la gestione del calendario di raccolta è un fattore tecnico rilevante: posticipare troppo la raccolta può esporre il prodotto a condizioni climatiche sfavorevoli, soprattutto in presenza di piogge autunnali. “La Francescana ha una maturazione precoce e una buona quantità di frutti – aggiunge Nicola – Per il nostro areale questo è un aspetto importante, perché non possiamo permetterci di raccogliere nocciole troppo tardi, quando aumentano i rischi legati al clima e alla permanenza dei frutti a terra”.

Nalù in osservazione

Tra i materiali seguiti con interesse da Vivai Nicola c’è anche Nalù. L’azienda ne ha realizzato un ettaro con l’obiettivo di osservarne il comportamento e valutarne le potenzialità. L’interesse riguarda anche il possibile utilizzo come impollinatore. Secondo quanto osservato in ambito sperimentale, Nalù potrebbe presentare caratteristiche utili per l’impollinazione di diverse varietà. Per Vivai Nicola, tuttavia, resta una linea di lavoro da seguire con attenzione e senza anticipare conclusioni. La prudenza, anche in questo caso, resta il principio guida. L’obiettivo non è lanciare nuove soluzioni prima del tempo, ma costruire conoscenza agronomica utile per i produttori.

Materiale sano e selezionato

Il tema dell’impollinazione apre anche un altro fronte, strettamente legato all’attività vivaistica: la qualità sanitaria e genetica del materiale di partenza. Se il polline diventa una risorsa tecnica sempre più importante, la sua origine deve essere controllata.


“Il polline è un prodotto indispensabile e deve essere prelevato da materiale sano e da varietà certe, per evitare di diffondere problematiche sanitarie – osserva il vivaista – Se parto da una pianta selezionata, certificata e sana, posso avere una base importante sia dal punto di vista genetico sia dal punto di vista sanitario”.


È un aspetto che rafforza ulteriormente il ruolo del vivaio nella filiera corilicola. La qualità del materiale vivaistico non incide soltanto sulla riuscita dell’impianto nei primi anni, ma può condizionare nel tempo la produttività, la sanità e la gestione agronomica del noccioleto.

Il vivaio come partner tecnico della corilicoltura

La corilicoltura ha bisogno di innovazione, ma anche di tempo, prove e affidabilità. In una fase segnata da rese discontinue, stress climatici e prudenza negli investimenti, il vivaista è dunque chiamato a svolgere un ruolo più ampio rispetto al passato.


Non basta moltiplicare piante. Occorre selezionare materiali coerenti con gli areali, verificare le nuove varietà, accompagnare il rinnovo degli impianti e contribuire a una migliore progettazione dei noccioleti.
“Dobbiamo cercare di capire in che direzione andare – conclude Nicola – Servono prove, servono anni e serve anche la capacità di fare squadra, perché le risposte alle problematiche della corilicoltura non arrivano da un solo fattore, ma da un insieme di soluzioni”.

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Pubblicato 18-06-2026

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