Nocciolo, il futuro dell’impianto si decide nei primi anni

Nocciolo, giovane impianto Gianluca Griseri Nocciolo Service

Con la raccolta delle nocciole ormai prossima, i produttori si preparano a misurare rese e qualità della stagione. Risultati che, però, non dipendono soltanto dall’andamento dell’annata, ma anche dalle scelte compiute al momento dell’impianto e dalla gestione dei primi anni. È qui che, secondo Gianluca Griseri, titolare di Nocciolo Service, si gioca una parte decisiva della futura produttività del noccioleto. Per questo un servizio “chiavi in mano” non può esaurirsi nella progettazione, nella fornitura delle piante e nella messa a dimora, ma deve proseguire con un accompagnamento tecnico capace di guidare l’azienda nella delicata fase dell’allevamento.

Quali sono le fasi più delicate nella progettazione di un nuovo noccioleto?
Come per qualsiasi altro frutteto, la fase di progettazione è fondamentale. La scelta del terreno e della sua preparazione, delle varietà e dei relativi impollinatori, del sesto d’impianto, della forma di allevamento e del sistema di irrigazione sono aspetti strategici sui quali oggi non è più possibile commettere errori. Attenzione va riservata agli impollinatori: è consigliabile inserire almeno due o tre varietà compatibili, distribuendole correttamente nell’impianto per garantire una corretta impollinazione e una produzione costante e di qualità.

Quanto è importante la fase di messa a dimora?
Anche facendo le scelte migliori nella selezione delle piante, tutto il lavoro può essere compromesso se la messa a dimora non viene eseguita con la massima attenzione. È fondamentale ridurre il più possibile il tempo tra la consegna delle piante e il trapianto: meno tempo passa, migliori saranno le probabilità di attecchimento e di sviluppo. È indispensabile conservare le piante nelle condizioni ottimali, evitando soprattutto che l’apparato radicale si asciughi, perché da questo dipende gran parte del successo del nuovo impianto.

Le capita di vedere aziende che, dopo aver piantato correttamente, trascurano la fase di allevamento?
Per anni è passato il messaggio che bastava mettere a dimora il noccioleto e poi questo avrebbe prodotto senza aver bisogno di molto lavoro. Niente di più sbagliato. La gestione nei primi tre o quattro anni è fondamentale. Occorre gestire erbe infestanti e polloni sulla fila e tra le file, utilizzando nei primi due o tre anni meno spollonanti e diserbanti sistemici possibile e smuovendo il terreno intorno alla pianta. Servono poi una potatura coerente con la forma di allevamento scelta e concimazioni in primavera e in autunno, senza eccedere nell’apporto di azoto. L’irrigazione è particolarmente importante nei periodi più caldi, tra la fine di giugno e luglio. Se manca un impianto irriguo, bisogna comunque attrezzarsi per evitare che le piante vadano in stress.

Si parla spesso del nocciolo come di una coltura rustica. Quanto è rischiosa questa semplificazione?
Il nocciolo è una pianta rustica, ma questo non significa che possa fare a meno di cure. Negli ultimi anni la difesa fitosanitaria è diventata più complessa. Basti guardare l’arrivo di patologie fino a pochi anni fa assenti o marginali, come l’oidio turco e il mal dello stacco, e di insetti alieni diventati una presenza stabile nei corileti italiani, su tutti la cimice asiatica e l’ultima arrivata, Popillia japonica. A complicare il quadro si aggiunge la drastica riduzione dei principi attivi disponibili. Molti prodotti un tempo efficaci sono stati ritirati o limitati dalla normativa europea e i pochi rimasti devono essere gestiti con grande attenzione per evitare resistenze e impatti ambientali. Una difesa integrata efficace richiede oggi più conoscenza, monitoraggio e tempestività.

La sostenibilità del noccioleto passa anche dalla capacità di produrre reddito?
La sostenibilità non può essere limitata al solo aspetto ambientale. Non può esistere una vera sostenibilità ambientale senza una sostenibilità economica: un’azienda agricola deve generare reddito per continuare a investire e operare nel tempo. Negli ultimi due o tre anni, nonostante l’aumento del prezzo delle nocciole, la drastica riduzione delle produzioni ha portato molte aziende a chiudere i bilanci in perdita. Per questo è necessario tornare a puntare sia sulla quantità sia sulla qualità. Stabilire una resa minima non è semplice, perché entrano in gioco costi di produzione, varietà, caratteristiche dell’impianto, fertilità del terreno e andamento climatico. Tuttavia, anche considerando un possibile incremento dei prezzi, è difficile pensare che appena dieci quintali per ettaro possano garantire la sostenibilità economica.

Quale consiglio darebbe a chi oggi vuole investire nel nocciolo?
È fondamentale partire da un’accurata analisi dell’areale e affidarsi a figure professionali qualificate, dal tecnico di campo al vivaista, capaci di supportare l’agricoltore nelle scelte che condizioneranno lo sviluppo e la redditività del noccioleto. Occorre cambiare approccio gestionale, a partire dall’impianto. Oggi non è più possibile improvvisarsi coltivatori: è necessario adottare una visione imprenditoriale, pianificando ogni decisione con competenza e lungimiranza. Solo così sarà possibile realizzare impianti efficienti, sostenibili e capaci di garantire risultati produttivi ed economici nel tempo.

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Pubblicato 29-07-2026

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