Agricoltori, tecnici e operatori del settore hanno partecipato all’incontro organizzato da Nocciolo Service e Agronuts. Al centro del confronto le nuove cultivar americane, le loro caratteristiche produttive e le possibili prospettive per la corilicoltura italiana.
È stata numerosa la partecipazione all’incontro dedicato alle varietà americane di nocciolo, organizzato venerdì 2 ottobre da Nocciolo Service e Agronuts direttamente nelle serre dove vengono prodotte le piante. Un’occasione per conoscere da vicino le nuove cultivar e, allo stesso tempo, osservare le tecniche utilizzate per la loro produzione.
A illustrare le caratteristiche e le potenzialità delle diverse varietà sono stati Gianluca Griseri, per Nocciolo Service, e Benoit Genin, rappresentante di Agronuts. Al centro della presentazione Tonda Pacifica, Yamhill, McDonald, Sacajawea, Jefferson, Wepster, PollyO e Dorris, insieme ai relativi impollinatori.
Si tratta di cultivar con caratteristiche differenti, che si distinguono per qualità organolettiche, produttività, epoca di raccolta e destinazione industriale.
Tonda Pacifica, particolare interesse per il Piemonte
Tra le varietà presentate, quella che suscita particolare interesse per il Piemonte è Tonda Pacifica. Nella sua genealogia compare infatti la Tonda Gentile Trilobata, incrociata con una selezione OSU derivante a sua volta da Barcelona ed Extra Ghiaghli.
«Pacifica potrebbe rappresentare un’alternativa interessante soprattutto nelle nostre zone, proprio perché porta con sé caratteristiche genetiche riconducibili alla nostra Tonda Gentile», spiega Gianluca Griseri di Nocciolo Service. «Mantiene caratteristiche molto vicine alla nostra cultivar e acquisisce dagli altri materiali genetici una maggiore e più costante produttività, minori problematiche di avariato, rusticità e una migliore capacità di risposta agli stress».
Secondo i dati illustrati durante l’incontro, le varietà OSU interessano oggi oltre 4.000 ettari negli Stati Uniti, 10.000 in Cile e circa 400 in Europa.
«In Italia oggi abbiamo impianti che hanno al massimo due o tre anni», continua Griseri. «I risultati ottenuti nei campi sperimentali sono molto positivi. Abbiamo prove in diverse zone d’Italia, dal Piemonte all’Umbria, dalla Campania alla Calabria, mentre altri impianti sono in programma a breve. Saranno proprio queste sperimentazioni a permetterci di capire quali varietà riescano a esprimere le caratteristiche migliori nei differenti ambienti.
L’obiettivo, sottolinea Griseri, non è sostituire la Tonda Gentile, ma individuare nuove opportunità varietali per il nostro territorio e non solo».


Dalla genetica alla commercializzazione
Accanto agli aspetti agronomici e varietali, durante l’incontro è emersa anche la necessità di iniziare a ragionare sulla commercializzazione delle nocciole prodotte dalle nuove cultivar.
«Le nocciole delle diverse varietà americane richiedono una nuova strategia commerciale», spiega Benoit Genin. «Il mercato c’è, ma caratteristiche del frutto, qualità e quantità devono poter rispondere alle esigenze delle aziende di trasformazione e del consumatore finale».
Il tema è particolarmente importante per gli agricoltori: una cultivar più produttiva può risultare interessante soltanto se la maggiore produzione trova una destinazione commerciale adeguatamente remunerativa. Da questo punto di vista esiste già un’esperienza industriale a livello internazionale.
«Ci sono industrie che trasformano Pacifica e Yamhill», continua Genin. «Sono quindi prodotti già testati anche sotto il profilo della trasformazione. Se si arriverà a quantitativi importanti, potranno diventare varietà molto interessanti per l’industria di trasformazione».
Le destinazioni commerciali delle diverse cultivar sono infatti differenti. Pacifica viene proposta soprattutto per il mercato della nocciola intera e pelata di elevata qualità; Yamhill presenta una vocazione prevalentemente industriale; McDonald combina resa alla sgusciatura, qualità e precocità. Altre cultivar ampliano ulteriormente il ventaglio delle possibilità: Sacajawea è indirizzata ai segmenti premium, mentre Dorris e PollyO vengono presentate come varietà a doppia attitudine.

La parola passa ai campi sperimentali
Per la corilicoltura piemontese il confronto con questi nuovi materiali genetici è dunque iniziato. La sfida sarà capire se, accanto alle cultivar tradizionali e ai percorsi di miglioramento genetico già in corso, possano trovare spazio varietà americane capaci di garantire produzioni più regolari in determinati ambienti e per specifiche destinazioni commerciali.
Per ora, dunque, l’interesse è concreto continua Genin. «Saranno i campi sperimentali e, soprattutto, alcuni anni di produzioni in condizioni italiane a stabilire quali delle prestazioni osservate all’estero potranno essere confermate anche nei noccioleti del Piemonte e delle altre regioni italiane.
La disponibilità di materiali genetici differenti potrebbe offrire alla corilicoltura nuove possibilità, ma saranno l’adattamento agli ambienti italiani, la produttività nel lungo periodo, la qualità del prodotto e la risposta del mercato a determinare il reale successo delle cultivar americane».
Nocciolo Service dispone dell’esclusiva per l’Italia per la vendita delle piante delle varietà americane, sia in vaso sia a radice nuda.
Per informazioni e prenotazioni delle piante è possibile contattare direttamente Gianluca Griseri al 349 2226026 oppure consultare il sito www.noccioloservice.com.





