Siccità e alte temperature mettono in crisi il nocciolo

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Diversi lettori ci segnalano manifestazioni di sofferenza dei loro noccioleti in diverse aree del Piemonte e non solo. A causa del particolare andamento climatico di questa stagione crescono le preoccupazioni per la sopravvivenza delle piante e per il prossimo raccolto.

Per meglio comprendere l’attuale situazione climatica e i suoi effetti sul comportamento vegeto-produttivo del nocciolo, ci siamo rivolti a due esperti, Federico Spanna e Tiziana La Iacona, agrometeorologi del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, i quali hanno ci dichiarato quanto segue.

“Forse mai come quest’anno, gli effetti del cambiamento climatico si stanno manifestando sul territorio padano ed in particolare su quello piemontese con grande intensità e persistenza. Siccità estrema e temperature elevate sono i due elementi che stanno dominando uno scenario meteorologico che ha ben pochi riscontri nel passato e che sta assumendo toni drammatici.

Si ricorda che già la scorsa estate era risultata assai più siccitosa del normale. Tuttavia un autunno più piovoso aveva lasciato sperare in un ripristino delle riserve idriche sia nel reticolato idrografico superficiale che nelle riserve di falda. Già da gennaio invece l’anomalia pluviometrica negativa si ripresenta con grande energia. La neve cade con grandissima parsimonia e gli accumuli alle quote alte dei bacini idrografici sono del tutto insufficienti per poter assicurare una buona riserva idrica a lenta cessione. La situazione non si modifica nei mesi successivi. All’anomalia negativa di gennaio si sommano anomalie di pari segno nei mesi successivi, portando via via a condizioni cumulate di eccezionalità statistica. Solo nei mesi di maggio e, localmente in giugno, si verifica qualche evento piovoso che però apporta solo un certo sollievo di breve-media durata senza peraltro risolvere una criticità che ha oramai assunto carattere cronico e che si mantiene a tutt’oggi su livelli di rischio elevatissimi. Le riserve idriche derivanti dagli accumuli nevosi sono terminate, i livelli dei deflussi idrici superficiali sono ridotti come pure i livelli delle falde acquifere.

Nei primi mesi dell’anno la coltura ha avuto uno sviluppo regolare. Tuttavia con il procedere della stagione hanno iniziato a manifestarsi squilibri fisiologici che stanno via via portando a processi di crescita e produttività non ottimali. La carenza idrica e le temperature elevate specie degli ultimi mesi, influenzano i processi di sviluppo di traspirazione, di traslocazione linfatica e di accumulo dei fotosintetati.

Ricordiamo che i valori termici estivi ottimali per lo sviluppo del nocciolo sono pari a circa a circa 27°C, mentre temperature oltre i 35°C determinano elevati tassi di traspirazione con fenomeni di clorosi e necrosi, fino al disseccamento completo delle foglie. Nei mesi di giugno e luglio, in particolare, le elevate temperature che si stanno verificando determinano in molti casi la riduzione o l’arresto e dei processi fotosintetici, con possibile consumo di energie, già accumulate, per la sola sopravvivenza delle piante.

Gli stress di tipo termico ed idrico portano anche potenzialmente ad una accelerazione dei processi di sviluppo fenologico, anche questo a discapito della durata dei periodi di accumulo di sostanza organica. Gli effetti degli stress possono quindi tradursi in minore produttività e turgore vegetativo, minori accumuli negli organi di riserva,  anticipo ed accorciamento della durata delle fasi fenologiche, perdita di vitalità precoce degli organi fotosintetici, squilibri idrici con necrosi a livello vascolare e disseccamento di parti di pianta, ridotto accrescimento delle nocciole con conseguente decremento della produzione sia in termini quantitativi che qualitativi, e fino alla cascola dei frutti. Inoltre, come effetto indiretto si sottolinea come lo stress fisiologico porti i vegetali a condizioni di debolezza, rendendoli più vulnerabili e quindi più aggredibili da parte di avversità biotiche, come ad esempio l’agrilo.

L’attuale fase fenologica è sicuramente quella più idroesigente e quest’anno, oltretutto in anticipo, cade in un periodo nel quale non si intravvede nessuna importante inversione di tendenza dei processi in atto.

Fino ad oggi quindi si è descritto un andamento agrometeorologico eccezionale. Le precipitazioni nel complesso variano, a seconda delle località, tra il 25 ed il 50 % della media storica e le previsioni per il prossimo futuro, non sembrano affatto confortanti. A livello termico si evidenzia come tutti i mesi abbiano fatto registrare valori superiori alla media storica. Solo marzo è risultato allineato alla norma.  Fino ad oggi le medie termiche del periodo, nel suo complesso, sono superiori alla media di circa 1.5-2°C. Tutto ciò si traduce in valori di sommatoria termica accumulata superiori di circa 15-25% rispetto alla media, che determinano notevoli anticipi delle fasi fenologiche e potenziale accorciamento del ciclo vegeto-produttivo. E’ la fase più delicata del processo vegeto-produttivo. Solo nelle prossime settimane sarà possibile valutare l’entità degli eventuali effetti negativi dell’andamento in corso”.

“Avremo un importante sottocalibro vista la mancanza d’acqua e altrettante nocciole abortite a causa del calore” ci dice Fabio Bellero, amministratore di uno dei più seguiti gruppi Facebook dedicati alla nocciola e che pertanto raccoglie testimonianze da diverse aree di coltivazione. “Molte piante stanno seccando in maniera irreversibile, a discapito di anni di lavorazioni e investimenti”.

Da un’annata quindi che si presentava promettente e in grado di sostenere il reddito dei corilicoltori, che già provengono da un difficile 2021 a causa del raccolto decimato dalle gelate primaverili, si sta prospettando un nuovo difficile anno, con un raccolto che rischia di non compensare i forti aumenti dei mezzi tecnici, fertilizzanti in primis, gasolio agricolo, ecc.

In questo complesso scenario possono trovare spazio di impiego prodotti come il caolino, che con la sua azione schermante consente di ridurre la temperatura fogliare e la traspirazione, consentendo una maggiore attività fotosintetica, e i biostimolanti, in grado di aumentare la resistenza delle piante agli stress abiotici. A questo riguardo nella figura 3 si può notare la differenza tra piante dello stesso appezzamento, quindi con uguale apporto idrico, che sono state trattate con un biostimolante a inizio giugno e inizio luglio (a destra) e non trattate (a sinistra).

Figura 3 – Confronto tra piante trattate con biostimolante (a destra) e non trattate (a sinistra)

Si tratta comunque di suggerimenti che possono valere per la prossima stagione, in particolare per quanto riguarda i biostimolanti, in quanto la loro attività si esplica prima dell’insorgere delle condizioni di stress. Non bisogna poi dimenticare che le piante più resistenti e resilienti agli stress ambientali sono quelle in equilibrio fisiologico, grazie ad una buona fertilità biologica del terreno, conseguente ad una adeguata carica microbica. Di qui l’importanza della sostanza organica nei suoli che contribuisce anche a migliorarne la struttura aumentando la capacità idrica degli stessi.

Il nocciolo è una specie sensibile allo stress idrico, presentando due punti di fragilità.
– Le foglie hanno un meccanismo di regolazione della traspirazione poco efficiente: le cellule reniformi che regolano apertura e chiusura degli stomi (le fessure attraverso cui esce l’acqua di traspirazione) non chiudono ermeticamente, così che le foglie riducono, ma non arrestano il flusso di traspirazione.
– L’apparato radicale è piuttosto superficiale: la gran parte delle radici, specie nel caso della Tonda Gentile Trilobata, è concentrata nei primi 50 cm di terreno.

In un futuro forse il miglioramento genetico del nocciolo e/o l’adozione di portainnesti con diverse caratteristiche dell’apparato radicale (ad esempio il Corylus colurna, già utilizzato come portinnesto non pollonifero, è più resistente alla siccità) potranno contribuire significativamente ad alleviare la sensibilità di questa specie, e ancor più della Tonda Gentile Trilobata, agli stress termici ed idrici, come già avviene per altri fruttiferi che hanno alle spalle molta più ricerca e innovazione.

Perdurando negli anni futuri l’attuale situazione climatica, il nocciolo sembra destinato a perdere la sua consolidata caratteristica di coltura asciutta, per divenire sempre più irrigua. Questo implica tutta una serie di adattamenti aziendali, come ad esempio la creazione di invasi artificiali, ecc., che potranno giocare un ruolo strategico nel mettere al riparo i corilicoltori da queste anomalie climatiche che si presentano ormai con sempre maggiore frequenza ed intensità. Qui si rende però necessario il contributo delle istituzioni pubbliche che purtroppo, quando si parla di agricoltura, spesso latitano al di là di promesse e parole. 

In questo articolo ci siamo focalizzati sul Piemonte, ma anche in Lazio e Campania la situazione è grave. I tecnici di Assofrutti e CPN per il Viterbese ci confermano che, a partire dalle aree meno vocate i sintomi di stress si stanno via via manifestando con probabili ripercussioni sulla produzione, sul calibro e in alcuni casi sulla tenuta delle piante. Preoccupano molto le previsioni meteorologiche dei prossimi giorni.
Per la Campania, Francesco Napolitano, responsabile tecnico dell’OP Cerere, ci segnala una forte preoccupazione per i sintomi di sofferenza che si riscontrano sulle piante, specie negli impianti più vecchi e non irrigui. In particolare, le piante presentano foglie con scottature da sole diretto soprattutto nella parte esterna della chioma. In taluni casi, il forte caldo e la mancanza di acqua provoca la morte delle giovani piantine che non hanno sviluppato un sufficiente apparato radicale da poter sopravvivere alla mancanza di acqua per un così lungo periodo.
Inoltre, per via delle alte temperature, si sta assistendo ad un avvio anticipato della caduta delle nocciole nelle quali il seme si presenta non completamente sviluppato, con una importante ripercussione sulle rese allo sgusciato.

Bibliografia per approfondimenti sul nocciolo e gli stress climatici

a) Intra-specific variability of stomatal sensitivity to vapour pressure deficit in Corylus avellana L.: A candidate factor influencing different adaptability to different climates?
Autori: Irene Cincera, Tommaso Frioni, Virginia Ughini, Stefano Ponia, Daniela Farinelli, SergioTombesi
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0176161718306357?via%3Dihub

b) Kaolin treatments on Tonda Giffoni hazelnut (Corylus avellana L.) for the control of heat stress damages
Autori: Elisa Luciania, Alberto Palliottia, Tommaso Frioni, Sergio Tombesi, Fabiola Villac, Claudia Zadrad, Daniela Farinelli
https://www.researchgate.net/publication/345382578_Kaolin_treatments_on_Tonda_Giffoni_hazelnut_Corylus_avellana_L_for_the_control_of_heat_stress_damages

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Pubblicato 18-07-2022


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