Le nuove sfide per la Nocciola Piemonte IGP

Sviluppare le potenzialità delle nocciole a marchio IGP Piemonte e delle Langhe sull’onda del rinnovato interesse degli utilizzatori. Nicoletta Ponchione, da fine luglio direttrice del Consorzio di Tutela, ha le idee chiare sul futuro della corilicoltura piemontese e dell’Ente che è stata chiamata a dirigere, nell’ambito di un rinnovamento delle cariche che ha condotto alla presidenza Andrea Rizzolo, sindaco di Torre Bormida, affiancato dai vice Isabella Ciattino, per la parte agricola, e Danilo Fontana, per gli industriali.

Nicoletta Ponchione – Direttrice del Consorzio per la Valorizzazione e la Tutela della Nocciola Piemonte IGP

I numeri sono la chiave per comprendere lo stato di salute della denominazione e del consorzio: «Nel 2025 sono stati commercializzati 67 mila quintali di Nocciola Piemonte IGP (a fronte di un raccolto globale di 150 mila quintali) contro i 50 mila dell’anno precedente. Inoltre non abbiamo registrato declassazioni di prodotto», esordisce Ponchione. Un trend positivo da consolidare, secondo la neo-direttrice: «L’obiettivo che ci poniamo è estendere la platea di aziende certificate IGP fino a includere l’intera produzione regionale», spiega.

Consorzio: affiliati in crescita

Ancora una volta i dati sostengono l’ipotesi: «Nel 2014 le aziende iscritte nel circuito di controllo erano 749, nel 2016 sono arrivate a quota 1.347, 2.121 nel 2023, anno al quale risalgono gli ultimi dati disponibili. Un incremento del 183% in poco meno di un decennio che deve spronarci a far conoscere ulteriormente le nostre nocciole, soprattutto agli utilizzatori». La situazione è diversa se si considerano le superfici coltivate: dei 26 mila ettari piantumati a Tonda Gentile Trilobata in Piemonte, poco più di 11 mila rientrano sotto “l’ombrello” dell’IGP, di questi 5.500 appartengono alla menzione “delle Langhe”, inserita nel disciplinare al termine di una lunga vicenda legale, nel 2018.

Tutto era iniziato nel 2016, con l’entrata in vigore del registro nazionale delle varietà vegetali. In seguito alle verifiche svolte dal Consorzio emerse la registrazione, in Olanda, nel 2012, di una cultivar definita Tonda Gentile delle Langhe: su indicazione dell’ente, l’allora Mipaaf e la Regione avevano trovato un accordo con il governo di Amsterdam per la cancellazione della varietà. La medesima cultivar compariva anche nel registro italiano, in violazione al regolamento Ue 858/2013.

La nascita della Nocciola Piemonte IGP delle Langhe

«Inserire un toponimo nel nome di una varietà, secondo la normativa può indurre il consumatore in errore sull’origine del prodotto. Per questa ragione abbiamo fatto ricorso al Tar del Lazio ottenendo la modifica del nome della cultivar nel registro», precisa Ponchione, che prese parte in prima linea alla battaglia. «Vinta la causa, avevamo due anni di tempo per “blindare” il nome, inserendo la dicitura “delle Langhe” nel disciplinare di produzione, evitando che, in base alle norme del settore vivaistico, altri costitutori potessero registrarlo per le loro varietà». Nel settembre del 2019, con l’approvazione delle modifiche al documento nasceva la Nocciola Piemonte IGP delle Langhe, «una sottozona estesa a tutti i territori sulla destra orografica del Tanaro, a partire dal torrente Cevetta, un affluente nel Cebano, fino alla valle del Belbo. Si è trattato di un’azione di valorizzazione al pari della creazione della “Strada della nocciola” o la partecipazione alle fiere di settore: molte aziende, infatti, utilizzano nocciole Piemonte IGP delle Langhe per le loro produzioni».

Nel panorama attuale, più che mai l’IGP è un presidio imprescindibile: «Negli Usa c’è un radicato movimento, promosso dal Consortium for common food names, che si batte per la cancellazione delle denominazioni e indicazioni dai prodotti, un fenomeno che fa il paio con quello dell’Italian sounding, per via della forte attrattività dei nostri marchi». In questo contesto, la costituzione del Consorzio di Tutela, nel maggio del 1984 «per iniziativa di 7 soci che fondarono l’ente ad Alba fu una scelta visionaria. Quarant’anni fa avevano già compreso l’importanza di tutelare le nocciole di un’areale per le loro qualità organolettiche. Dobbiamo proseguire sulla strada tracciata».

Disciplinare di produzione: si va verso la revisione

Le sfide di oggi si sviluppano su più fronti: in primo luogo una profonda revisione del disciplinare. «Quando il documento venne approvato, nel 1991, la Nocciola Piemonte era la seconda denominazione a livello nazionale dopo la Castagna di Montella, che aveva validato il proprio disciplinare nel 1987. I regolamenti Cee 2081 del 1992 e il 1107 del 1996 con i quali nacquero DOP, DOCG e GP erano ancora al di là dal venire». Soprattutto sono cambiate le condizioni produttive, «problemi come il cimiciato, o l’avariato, indotto dai ceppi fungini e dai mutamenti climatici, non esistevano. Oggi non basta più parlare di un’areale di coltivazione, bisogna definire dei criteri qualitativi precisi per distinguere il nostro prodotto», aggiunge Ponchione. L’espansione della zona di coltivazione della Nocciola Piemonte IGP è fra i punti in agenda: «Dobbiamo valutare la richiesta di adesione di una quarantina di comuni. Inoltre Coldiretti ha ipotizzato di costituire una sezione dell’IGP riservata al Monferrato: dovremo vedere se ci sono i requisiti di rinomanza della coltura, un parametro cruciale per l’ottenimento della denominazione che, nel caso della dicitura IGP delle Langhe, si è tradotta in lunghe e meticolose indagini sui documenti del passato». Una situazione che si accompagna al capitolo varietà ammesse in disciplinare: «bisognerà capire quale possa essere il futuro della Tonda di Biglini, cultivar che i puristi ritengono aliena».

Il nodo erga omnes: costi e benefici

Partite cruciali sulle quali saranno chiamati a votare, nell’assemblea plenaria i soci del Consorzio. Un altro nodo che dovrà risolvere il neo-direttore è il pagamento dei contributi erga omnes, prevista dalle norme nazionali. «Si tratta di una quota, 50 centesimi il quintale, che devono versare gli utilizzatori della denominazione non iscritti all’ente. Quanti ne fanno parte sono tenuti alla quota di funzionamento. I trasformatori versano il contributo sul prodotto sgusciato. La misura è motivata dal fatto che i benefici delle attività di promozione svolte dal consorzio ricadono su tutti gli utilizzatori del marchio senza distinzioni», spiega la direttrice.

Costi modesti che, tuttavia, garantiscono buoni margini di remunerazione, evidenziati dai differenziali delle quotazioni al punto resa per le nocciole IGP e TGT: «I dati disponibili relativi all’apertura delle contrattazioni, rilevati il 30 settembre 2025 dalla Commissione prezzi della Camera di commercio di Cuneo, indicavano quotazioni di 15,45 euro al punto resa per partite di Piemonte IGP contro i 14,80 delle nocciole TGT, 16,40 nel caso di nocciole IGP delle Langhe», prosegue Ponchione. Stato di cose che si è protratto per l’intera campagna: il 2 dicembre 2025 seppur con una lieve flessione il prezzo medio al punto resa indicava 13 euro per partite di TGT, 13,60 per prodotto Piemonte IGP e 14,50 per l’Igp delle Langhe. Alla chiusura dei mercati, il 31 marzo 2026 il panorama era il medesimo: «12,60 euro per nocciole TGT contro i 13,50 delle partite di IGP che salivano a 14,90 per il marchio IGP delle Langhe. Quest’ultimo è stato quotato dalla commissione perché abbiamo registrato un incremento della domanda», precisa la presidente del Consorzio di Tutela.

Un primo bilancio della campagna 2026

Le dichiarazioni sull’esito della campagna 2026 sono improntate a cautela: le stime formulate a giugno, circa 200 mila quintali sono state riviste al ribasso. «I volumi sono analoghi a quelli del 2025, quando si raccolsero fra i 150 e i 160 mila quintali. Valori che, divisi per il numero complessivo degli ettari coltivati in Piemonte determinano rese medie inferiori ai 10 quintali per unità di superficie». Mentre Saluzzese e , Saviglianese hanno confermato la produzione dello scorso anno – 15 quintali per ettaro – l’Alta Langa ha avuto una contrazione, l’Albese ha dato segni di ripresa, seppur con valori sotto soglia a differenza del Monregalese, che vive flessioni produttive di rilievo.

Una situazione difficile viste le quotazioni, inferiori a quelle del 2025, annunciate il 31 agosto a Castagnole delle Lanze: «Gli aumenti di prezzo non risolvono il vero problema, la mancata produzione». La soluzione, secondo la direttrice del Consorzio, richiede sforzi agli agricoltori – «occorre rinnovare gli impianti, sia con estirpi che con capitozzature che possono anticipare il ritorno in produzione dei corileti» – uniti a iniziative di ricerca di ampio respiro per risolvere le problematiche della coltura. «Serve un tavolo interregionale che riunisca tutte le conoscenze scientifiche oggi disperse fra i vari poli universitari e centri sperimentali attivi, in Italia nel campo della corilicoltura».

La difesa da Halyomorpha halys

La lotta ad Halyomorpha halys potrebbe essere il banco di prova: «Ad esempio, la tecnica dell’insetto sterile, sperimentata nei campi della Fondazione Edmund Mach a San Michele all’Adige, potrebbe essere replicata nei noccioleti, la macchina per le irradiazioni è già disponibile presso la sede romana del Crea». Si tratta di un metodo di lotta ai fitofagi basato sul rilascio di maschi sterilizzati in laboratorio con radiazioni Gamma per ridurre le ovideposizioni e i cicli di riproduzione delle femmine. «Una strategia che si potrebbe abbinare alle catture massali, post raccolta, con trappole a feromoni per ridurre la popolazione esistente».

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Pubblicato 22-09-2026

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