Nel nocciolo la qualità del materiale vivaistico è diventata uno dei punti più delicati nella progettazione dei nuovi impianti. Non basta scegliere una varietà: servono piante geneticamente identificate, apparati radicali giovani, impollinatori compatibili e una valutazione attenta della vocazionalità del terreno.
È su questo terreno che si concentra il lavoro di Vivai Traversa, azienda dell’Alta Langa, con una sede a Canale (CN), specializzata nella produzione di piante di nocciolo e fortemente legata alla Tonda Gentile Trilobata. Con circa 15mila piante madri, controlli sul DNA, selezione clonale e una tecnica vivaistica basata sull’anellatura della ceppaia, Lorenzo Traversa porta avanti un approccio che unisce tradizione, ricerca e osservazione diretta in campo.
Al centro resta la Tonda Gentile: una cultivar identitaria per la corilicoltura piemontese, ma chiamata oggi a confrontarsi con cambiamento climatico, esigenze di produttività, qualità del prodotto e corretta gestione agronomica. Da qui parte il confronto con Traversa, tra miglioramento genetico, impollinazione e ruolo del suolo nella tenuta produttiva del corileto.
La Tonda Gentile resta al centro del vostro lavoro. Perché continua a essere così importante?
Credo molto nella Tonda Gentile e nel suo miglioramento genetico. È sempre stata la mia missione lavorare su una Tonda Gentile più produttiva, portando avanti anche percorsi avviati anni fa dall’Università di Torino. Abbiamo moltiplicato alcuni cloni, li abbiamo messi a confronto in parcelle omogenee e oggi vediamo riscontri concreti. Rispetto a una popolazione standard osserviamo maggiore uniformità del frutto, incremento della produzione e miglioramento della resa alla sgusciatura.
Che valore ha, per il produttore, partire da materiale selezionato e geneticamente uniforme?
È la base di un vivaismo corretto. Nel nostro vivaio abbiamo circa 15mila piante madri delle varietà che trattiamo e siamo autonomi nella produzione del materiale. Tutte sono state campionate dal punto di vista del DNA e seguite anche sotto il profilo fitosanitario, con attenzione a virus e batteriosi. In altre colture, come vite e fruttiferi, questo approccio è consolidato; nel nocciolo siamo partiti più tardi. Ma un materiale geneticamente controllato consente di realizzare impianti più uniformi e più leggibili anche dal punto di vista produttivo.
Un vostro marchio di fabbrica è il metodo dell’anellatura della ceppaia. In cosa consiste?
È una tecnica tradizionale, non molto diffusa, che richiede competenza e manodopera, ma dà risultati eccezionali. La ceppaia viene capitozzata a zero; a maggio scegliamo i migliori polloni, in genere quattro o cinque per ceppaia, e applichiamo l’anello. La strozzatura, insieme alle successive rincalzature, favorisce la formazione di radici giovani sopra l’anello. Così otteniamo piante con apparato radicale nuovo, molto attivo e facili da mettere a dimora. Per noi la radice deve essere il più possibile giovane: è una ulteriore garanzia di qualità.
Avete lavorato molto anche sul confezionamento delle piante. Qual è l’obiettivo?
L’obiettivo è evitare che la pianta perda freschezza tra sterramento, trasporto e messa a dimora. Le piante vengono sterrate, selezionate in tre scelte e trattate con micorrize e Trichoderma per favorire lo sviluppo radicale. Poi vengono confezionate rapidamente, con un imballo sigillato che impedisce alla pianta di prendere aria. È una pratica che usiamo di routine, non solo per l’estero ma anche per l’Italia. Nel caso del Giappone, ad esempio, le piante viaggiano in aereo e possono restare ferme in dogana. All’interno dell’involucro le micorrize iniziano già a colonizzare le radici.



Oltre alla Tonda Gentile, quali varietà osservate con maggiore interesse?
Nelle zone vocate credo ancora molto nella Tonda Gentile. Fuori da questi ambienti bisogna valutare con attenzione terreno e clima. La Tonda di Giffoni è una varietà molto produttiva, anche se presenta una caduta tardiva; stiamo però seguendo un clone a maturazione anticipata. Guardiamo con attenzione anche alla Nocciola Tonda di Biglini, iscritta a catalogo come nuova varietà: in alcuni areali sta dando buone soddisfazioni, con caratteristiche produttive interessanti e caduta precoce. Nella nostra proposta restano anche Romana e Nocchione, sempre con grande attenzione agli impollinatori.
Inoltre il vivaio è coltivato con metodo biologico e tutte le piante prodotte vengono fornite con la relativa certificazione Bio.
Soffermiamoci un momento sulla Tonda di Biglini
Sì, la Tonda di Biglini è una varietà selezionatasi in forma autonoma da una mutazione naturale di Tonda Gentile, anche se poi come accennavo è stata iscritta come varietà a sé: dimostra pertanto caratteristiche simili alla Tonda Gentile, con resa alla sgusciatura leggermente inferiore e presenza di semi doppi, ma con capacità produttiva molto più alta, precocità nell’entrata in produzione (fattore questo molto interessante) e nella maturazione. Si adatta meglio a climi più caldi e questo è un aspetto di particolare attualità. Inoltre la pianta ha una vigoria più contenuta ed è pertanto ideale per la realizzazione di impianti intensivi.
L’impollinazione è un tema sempre più discusso nei nuovi impianti. Quanto conta oggi?
Conta moltissimo. In Langa siamo cresciuti in un ambiente ricco di nocciolo selvatico e per anni il tema degli impollinatori è stato sottovalutato. Fuori da queste zone, però, non è così. Quando si progetta un impianto bisogna inserire due o tre impollinatori diversi, compatibili con la varietà principale e capaci di coprire le diverse finestre di fioritura. La fioritura può variare molto da un anno all’altro: quest’anno la concomitanza è stata buona, ora bisognerà valutare l’effetto del caldo anomalo sulla crescita del gheriglio.
Dai vostri studi sulla Tonda Gentile, che relazione emerge tra terreno, cascola e produttività?
La vita del nocciolo è il terreno. Quando ci approcciamo a un nuovo impianto partiamo sempre dalla vocazionalità dell’area e dalle analisi fisico-chimiche del suolo. In Alta Langa abbiamo spesso pH elevati, e il nocciolo, contrariamente a quanto molti pensano, non ama pH troppo alti. Da oltre duecento analisi comparative emergono fattori limitanti ricorrenti: pH alto, bassa sostanza organica e carenze di fosforo e potassio. Sono elementi su cui si può intervenire: correzioni mirate, sovesci, lavorazioni per evitare compattamenti e nutrizione impostata sugli asporti. La Tonda Gentile, quando è ben gestita anche dal punto di vista nutrizionale, può veramente essere una varietà produttiva, grazie anche ad una riduzione della cascola.

Quale consiglio darebbe a chi oggi progetta un nuovo corileto?
Non bisogna partire solo dalla varietà. Prima vanno valutati terreno, clima, disponibilità idrica, impollinatori e qualità delle piante. Il materiale vivaistico deve essere controllato, fresco, con un buon apparato radicale e geneticamente chiaro. Poi serve gestione: sostanza organica, attenzione al pH, nutrizione corretta e piante sane. Il mercato ricerca qualità e, soprattutto nelle zone vocate, dobbiamo difendere la nostra specificità. Se lavoriamo su identità, qualità e tecnica, la Tonda Gentile può continuare a essere un riferimento.
Copyright NocciolaRe
Pubblicato 29-06-2026





